Hip-Hop Albums of the Year

04 December, 2021

DJ Shocca — 60 Hz


«"Preemo you know wassup?" "Wassup?" "Vai a cagare!"»

Sta cercando di bere qualcosa con DJ Premier, ma il Gang Starr è circondato di persone. Matteo "DJ Shocca" Bernacchi è stato più volte paragonato all'iconico producer e ha in "60 Hz" il suo lavoro più riconosciuto, considerato un classico nella storia dell'hip-hop italiano. Nativo di Treviso, Veneto, Shocca fonda il gruppo Centro13 con i rappers locali Mistaman, Ciacca e Frank Siciliano. Nel 1997, il producer realizza "ABC" assieme al rapper Uno, l'anno dopo pubblica "Acciaio" coi Centro13, il gruppo si scioglie pochi anni dopo e Roc Beats continua a collaborare sia con Frank Siciliano sia con Mistaman, rilasciando rispettivamente un EP e un album. "60 Hz" è il suo primo album in studio da solista, ed è un album-producer. Shocca aka Roc Barakys produce tutte le tracce e vanta uno dei migliori roster nella storia della musica hip-hop italiana: gli artisti rappresentano le città di Treviso (Mistaman, Frank Siciliano, Shezan il Regio, Zonta), Reggio Calabria (Esa, Tormento), Palermo (Stokka & MadBuddy), Torino (DJ Double S, ATPC), Milano (Club Dogo, Bassi Maestro), Senigallia (Nesli), Roma (Primo, Colle der Fomento), Verona (DJ Zeta), Stresa (Rido MC) e Bologna (Inoki, Royal Mehdi), oltre al rapper belga di Bruxelles Rivalcapone.

L'album è un concentrato di poco meno di un'ora di braggadocio e battle rap, in cui alcuni interpreti suonano meglio di altri su una produzione top. Il suono dell'album è tipico di Shocca, è ricco, pieno, avvolgente, composto da drums dure, linee di basso eccellenti e da samples jazz che hanno nel pianoforte l'elemento principale. Ci sono continui omaggi ad alcuni dei migliori artisti East Coast. Per la maggior parte del tempo, il rapping è ispirato, fiducioso, scorrevole. Per sua natura, il disco è irregolare, intervallato da numerose skit e da tagli scadenti in mezzo a brani capolavoro: tra quelli che devi assolutamente evitare, "Adesso lo so" di Mistaman (rapper scarso), "Dimmi che" di Nesli (fratello scarso di Fabri Fibra: DJ Shocca vuole Fibra, ma il rapper probabilmente è a Londra, e manda il fratello, che offre una delle peggiori prestazioni dell'anno, in spoken word, su uno dei ritmi meno ispirati della vita del produttore), "Fotografie" di Tormento (fratello scarso di Esa) e "Ancoro loro" degli ATPC (uno dei peggiori gruppi del periodo; Maury B sarebbe stato l'ideale per rappresentare Torino in questo LP).

I brani restanti sono più o meno tutti dei capolavori, ogni traccia è una perla, anche se potrebbero essere non apprezzate da tutti. "Bolo by Night" dovrebbe essere l'inno della città, ma Inoki sputa stanco dopo l'after e si porta dietro l'amico Royal Mehdi, che non aggiunge nulla al brano. "Rendez vous col delirio" presenta i Club Dogo al loro apice, Guè e Jake ​consegnano barre sfilacciate su materialismo, violenza, droga, sesso; c'è anche un back n forth, questo è uno di quei casi in cui credo che la traccia suonerebbe meglio se uno non conoscesse la lingua. "The Industry Don't Understand" si presenta come un seguito appropriato a uno dei brani dell'album "La grande truffa del rap" (2000) di Gente Guasta, dove il rapper belga Rival Capone consegna barre assieme a Esa, Polare e Rebel Rae. Qui Rival Capone ed Esa scorrono fluidi come l'olio su un panorama sonoro squisito ideato da Roc Beats. "Vedremo domani" e "Bisturi" arrivano da MCs meno conosciuti, ma non per questo sono meno validi. Sono classici sporchi, mentre altre tracce suonano più "pulite".

"Ghettoblaster" è un inno. Stokka & MadBuddy asfaltano una produzione splendida di Shocca con un flusso liscio, vellutato, senza sforzo, hanno entrambi uno stile fresco, giovanile e nitido, sono una cosa sola con il ritmo. Si scambiano anche strofe brevi, con uno stile simile a quello di Jadakiss & Styles P. MadBuddy ha anche il merito di trasformare un paio di linee wack degli OTR in barre atomiche. Bassi Maestro consegna hardcore e le sue strofe di vanteria suonano meglio del solito su un tappeto musicale sublime ed efficace di Shocca, che prende una parola detta da Biggie Smalls alla fine di "Kick in the Door" ("Life After Death", 1997) per addobbare il pezzo, una versione personale di Bassi della omonima hit della Vanoni a trent'anni di distanza.

"Sempre grezzo" vanta Primo al suo meglio, porta un testo vero su un loop jazz meraviglioso, beat spettacolare con drum sporca e polverosa, perfetta. La consegna di Primo Brown è magnifica, grezza, sporca, ha un flow dope nel taglio più hardcore del progetto; il gancio è funzionale, ma l'MC lo esegue come se ne valesse della sua stessa vita. "Notte blu" è la signature song di Frank Siciliano, anthem notturno di Bologna, città in cui il rapper vive da pochi anni. Roc Beats prende un piano elegante, cupo e malinconico, l'MC di Treviso domina con una esecuzione rilassata. Infine, "Coltelli": Danno & Masito non sono molto convinti di dover fare la traccia, alla fine cedono e sono ripagati con un classico.

Il disco è considerato iconico e uno dei migliori LP nel decennio dell'hip-hop italiano. Sicuramente è un cult, un classico. E' talvolta elevato come uno dei migliori album della storia del genere dagli appassionati: purtroppo, non a quel livello, la presenza ingombrante di così tanti tagli scadenti non gli consente di restare tra i migliori LP del genere. Le skits sono interludi brevi e melodici. Anche volendo esagerare e con tutto l'entusiasmo del mondo, le tracce top tier sono poco meno di dieci, alla fine. Mantiene un elevato valore di replay, merito di performance straordinarie, una produzione a lungo impeccabile, e riferimenti all'hip-hop dall'altra parte dell'Atlantico. Prendi "Bolo by Night" per esempio: il sample arriva da "Jessica", di Herbie Hancock. Canzone qualunque. E invece, solo nel 2011 si scopre che è la stessa che Havoc usa per il beat di "Shook Ones Pt. II". Questa è una straordinaria coincidenza.

Ora farò una lunga digressione sulla title track, che è l'intro di questo album, a detta dello stesso DJ Shocca, il taglio che lo rappresenta meglio. La title track introduce l'album ed è immediatamente un capolavoro, una delle cose più belle nella storia dell'hip-hop italiano. E' ​da mandare in loop all'infinito, non ascoltare l'album. Scratches, intro, poi cade dal cielo una scala di piano nostalgica, meravigliosa, paradisiaca: DJ Shocca campiona "Echoes" dei Pink Floyd, mette in evidenza il pianoforte e tiene in background l'organo e la chitarra, che finiscono per essere dei suoni psichedelici sullo sfondo del piano. Il ragazzo non è il tuo producer generico: egli lascia respirare il sample all'inizio e lo lascia respirare alla fine, come i migliori di sempre.

Dopo circa mezzo minuto, arrivano i samples vocali. Apre l'album, nientepopodimeno che, Fat Joe. Sì. Questa intro sarà lunga da spiegare. Puoi leggere 37 secondi, in realtà sono due minuti. E' difficile spiegare il fenomeno di Fat Joe nel panorama hip-hop italiano. In Italia, Joey Crakk non è visto come il rapper bianco che mette la "n word" in ogni strofa per migliorare un flusso cagionevole, no, anzi, è visto come uno dei migliori interpreti dietro al microfono di tutti gli anni novanta. Incredibile, vero? Non so per quale strana ragione abbia questa fama e soprattutto la mantenga dopo tutti questi anni e dopo tutti questi LPs scandalosi, l'ultimo suo CD decente è stato nel 1998 con quell'album scritto interamente da Big Pun.

In ogni caso, il sample è perfetto, non credo che Fat Joe abbia mai suonato meglio: non sembra nemmeno lui, quando la linea cade, capisci che Roc Barakys ha preso un linea da un rapper statunitense, ma non pensi "diavolo, questo è Fat Joe!". Poi Shocca unisce altri samples da A Tribe Called Quest, Pete Rock, Bassi Maestro, Jaylib, Gang Starr e l'artista underground oscuro Grand Agent, rapper di Philadelphia. Omaggia Q-Tip, Pete Rock, J Dilla, Madlib, DJ Premier. Roc Barakys unisce sé stesso a questi nomi, è paragonabile a una grande linea bravado sputata da uno dei migliori MCs, perché praticamente si sta paragonando ed equiparando ai migliori di sempre.

Shocca è già un DJ esperto a questo punto, ha rilasciato tre album in studio prima di questo, potrebbe dire lui stesso il suo moniker, un altro dei suoi moniker, un tag, invece, prende un sample da una traccia che ha prodotto per Bassi Maestro in cui l'artista milanese dice "Shocca". Quel "shocca" è... è come una stilettata nel buio. Mi ricorda il movie "Scream" per qualche ragione. Il beat è immacolato, ti avvolge con tutte queste linee in inglese, con questa scala di piano calorosa, setosa e malinconica, ti porta in un altro luogo, in un altro mondo. Quando stai per ambientarti in questo posto magico, quel "shocca" arriva dal nulla, non sai da dove, e ti colpisce lasciandoti inerte, riportandoti alla realtà. Questo è un album di DJ Shocca. Italia. 2004.

Highlights: "60 Hz", "The Industry Don't Understand", "Ghettoblaster", "Stupidi", "Sempre grezzo", "Notte blu", "Vedremo domani", "Bisturi", "Coltelli".

Rating: 8.5/10.

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